Per la maggior parte del tempo non penso sia tu.
Il resto del tempo lo passo a chiedermi, ma se non sei tu, chi altro mai potrebbe?
Nessuno.
Quindi la scelta è tra te e il nulla.
Sembrerebbe una scelta facile, ma non lo è per niente.
Il guaio principale è che accanto a te mi sento patetica e senza di te anche.
Quando sono con te non vedo l'ora di rimanere da sola e poi, quando sono da sola, non faccio che pensare a quando potrò di nuovo stare con te.
Mi sembra che tu abbia la forma di una enorme cospirazione che punta tutti i suoi istinti cospiratori nella mia direzione al solo scopo di annichilirmi.
Mi mette a disagio la tua presenza, ma sembra io non riesca più a sentirmi a mio agio in tua assenza.
È un labirinto che si arrotola su sè stesso per implodere nel più assurdo vicolo cieco in cui io mi sia mai trovata.
Vorrei una matita con la punta acuminata per restituirti sulla pelle tutti i puntini di sospensione che mi hai sgocciolato addosso da quando ci siamo conosciuti e già che ci sono, tantovale che mi si dia anche un fazzoletto di carta per soffiarmi via dal naso il tuo profumo, talmente tuo che se lo sento addosso a qualcun altro, quello diventa te.
Sono furiosa per la tua assenza e mi infurierò ancor di più quando tornerai perché l'unica cosa chiara, in tutta questa storia, è che non ti vorrei diverso da come sei, ma non ti posso aprire la porta finché non cambi...
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venerdì 21 luglio 2017
mercoledì 28 giugno 2017
Lo faccio per dimagrire
Perché ho scoperto che le cose represse ci ingrassano e a me è venuta un po' di pancetta. Ergo: reprimo.
Soluzione?
Riapro un blog, così ci vomito dentro tutto quello che nel quotidiano non sta bene dire e via pancetta per sempre.
Sia chiaro, non voglio accaparrare lettori.
Sei un lettore? Pussa via...
Nulla di ciò che troverai scritto qua dentro sarà della benché minima utilità per te.
Ci troverai una sequela di emozioni scomode, sentimenti spanati, storie sghembe e forse bicchieri e bicchieri di latte raccolto dalle ginocchia di chi si è ostinato a leggere nonostante le mie raccomandazioni di girare il più possibile al largo.
Sei uno o una con un po' di pancetta anche tu e vuoi vedere se il mio metodo funziona e il mio adipe in eccesso si scioglie, post dopo post?
E allora comincia col sorbirti l'eclatante rivelazione del primo sentimento scomodo che non c'è verso di poter esternare al di fuori della blogosfera.
La confusione.
Sono confusa e non particolarmente felice (scusa Carmen, ma mica a tutti riesce il connubio). Per colpa mia innanzitutto, per colpa di Beppe in buona percentuale e, dulcis in fundo, per colpa del buco nero che risucchia tutte le emozioni, i sentimenti e le sensazioni che si sporgono oltre il bordo epidermico della mia persona.
Chi è Beppe?
Uno bello, ma talmente bello che non si può nemmeno più tirare in ballo il gusto personale. Per una serie rocambolesca di coincidenze durate una ventina d'anni, me lo sono ritrovato davanti la scorsa primavera e da allora non s'è più mosso.
Mi impedisce la visuale, mi urta, mi fa i dispetti, mi innervosisce e talvolta mi intenerisce, (ma più spesso mi innervosisce). Il perché continui a gravitare intorno a me, quando viene matematicamente calamitato da pianeti ben più giovani e tonici del mio è un mistero cosmico che mai mi spiegherò.
O forse un giorno proverò a spiegarmelo onestamente perché tanto, qui dentro, non ci metteranno mai piede né lui, né nessuna delle sei persone che teoricamente possono ricondurre queste parole a lui (secondo la teoria dei sei gradi di separazione).
E allora rieccomi blogosfera, sono tornata ad abitarti, seppur sotto mentite spoglie e l'ho fatto per poter smettere di mentire. Suona contorto, ma è così: per non mentire a noi stessi, spesso bisogna fingersi qualcun altro e spiarsi con noncuranza nello specchio delle proprie parole rotolate a valle come sassi e fango franati da una collina senza più alberi.
Abbracciami e perdonami se l'ultima volta sono scappata senza salutare.
Soluzione?
Riapro un blog, così ci vomito dentro tutto quello che nel quotidiano non sta bene dire e via pancetta per sempre.
Sia chiaro, non voglio accaparrare lettori.
Sei un lettore? Pussa via...
Nulla di ciò che troverai scritto qua dentro sarà della benché minima utilità per te.
Ci troverai una sequela di emozioni scomode, sentimenti spanati, storie sghembe e forse bicchieri e bicchieri di latte raccolto dalle ginocchia di chi si è ostinato a leggere nonostante le mie raccomandazioni di girare il più possibile al largo.
Sei uno o una con un po' di pancetta anche tu e vuoi vedere se il mio metodo funziona e il mio adipe in eccesso si scioglie, post dopo post?
E allora comincia col sorbirti l'eclatante rivelazione del primo sentimento scomodo che non c'è verso di poter esternare al di fuori della blogosfera.
La confusione.
Sono confusa e non particolarmente felice (scusa Carmen, ma mica a tutti riesce il connubio). Per colpa mia innanzitutto, per colpa di Beppe in buona percentuale e, dulcis in fundo, per colpa del buco nero che risucchia tutte le emozioni, i sentimenti e le sensazioni che si sporgono oltre il bordo epidermico della mia persona.
Chi è Beppe?
Uno bello, ma talmente bello che non si può nemmeno più tirare in ballo il gusto personale. Per una serie rocambolesca di coincidenze durate una ventina d'anni, me lo sono ritrovato davanti la scorsa primavera e da allora non s'è più mosso.
Mi impedisce la visuale, mi urta, mi fa i dispetti, mi innervosisce e talvolta mi intenerisce, (ma più spesso mi innervosisce). Il perché continui a gravitare intorno a me, quando viene matematicamente calamitato da pianeti ben più giovani e tonici del mio è un mistero cosmico che mai mi spiegherò.
O forse un giorno proverò a spiegarmelo onestamente perché tanto, qui dentro, non ci metteranno mai piede né lui, né nessuna delle sei persone che teoricamente possono ricondurre queste parole a lui (secondo la teoria dei sei gradi di separazione).
E allora rieccomi blogosfera, sono tornata ad abitarti, seppur sotto mentite spoglie e l'ho fatto per poter smettere di mentire. Suona contorto, ma è così: per non mentire a noi stessi, spesso bisogna fingersi qualcun altro e spiarsi con noncuranza nello specchio delle proprie parole rotolate a valle come sassi e fango franati da una collina senza più alberi.
Abbracciami e perdonami se l'ultima volta sono scappata senza salutare.
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